Oggi, nella società della conoscenza, l’accesso all’istruzione è il perno della democrazia. Un Paese si può considerare democratico solo se garantisce, come cita la nostra Costituzione, l’apprendimento e lo sviluppo del pensiero critico.
Le statistiche registrano il peggioramento della scuola italiana anno dopo anno, conquistando gli ultimi posti nelle classifiche europee e internazionali.
Le strutture sono troppo spesso fatiscenti e la didattica troppo carente per far fronte alle urgenze che pervengono dalla nostra società e, in particolare, dalle sue fasce giovanili.
Non a caso negli ultimi anni è aumentato il tasso di dispersione scolastica: al disagio sociale sempre più diffuso si somma il dato della povertà, che impedisce a un numero sempre crescente di famiglie italiane di far fronte alle spese enormi imposta dalla scuola.
Per tutta risposta, i governi che si sono succeduti in questi anni, di centro-destra come di centro-sinistra, non hanno fatto altro che tagliare i finanziamenti all’istruzione pubblica, mantenendoli però costanti per quella privata.


DOVE STA ANDANDO LA SCUOLA

Il governo Berlusconi sta attaccando l’istruzione attraverso tre distinti provvedimenti con un unico obiettivo: distruggere la scuola pubblica!

·    Con il decreto legge 112/2008 (cosiddetto Decreto Tremonti, già legge dello Stato) le università si possono trasformare in fondazioni, con la possibilità per i privati di entrare nei consigli di amministrazione, deciderne e gestirne il bilancio, e inserendosi, così, anche nelle questioni di ordine didattico; si tagliano poi 8 miliardi di finanziamenti alla scuola pubblica, che equivale – per il solo personale Ata – addirittura al 17%. Diecimila scuole sono pronte a chiudere, anche in conseguenza di uno scellerato aumento del rapporto alunni/insegnanti.
·    Con il decreto legge 137/2008 (cosiddetto decreto Gelmini, tuttora in attesa di conversione) si introducono provvedimenti che sembrano usciti dal Libro Cuore: con il 5 in condotta gli insegnanti devono bocciare; nelle scuole medie inferiori si inseriscono i voti in decimi, in barba a cento anni di ricerche pedagogiche; il monte ore settimanale delle scuole elementari viene ridotto da 30 a 24; con un provvedimento da far accapponare la pelle, si abbassa l’obbligo scolastico a 14 anni.
·    Ma il vero provvedimento con cui si cercherà di distruggere la scuola è il disegno di legge Aprea, tuttora in discussione alla Commissione Scuola e Istruzione della Camera dei Deputati. Con un colpo di mano, si stabilisce che tutte le istituzioni scolastiche possono trasformarsi in fondazioni, con la possibilità che enti locali e privati entrino nei consigli di amministrazione, che nella nuova scuola-azienda sostituirebbero i Consigli d’Istituto. Scuole che, in quanto fondazioni, potranno ricevere donazioni, che potranno condizionare pesantemente scelte educative e curricolari. La distruzione dell’intero sistema di istruzione pubblica passa, invece, attraverso il sistema dei finanziamenti: le risorse verrebbero attribuite alle scuole, a prescindere dal fatto che siano pubbliche o private, in base al numero di alunni e a criteri di qualità e di eccellenza. Se l’autonomia scolastica ha creato negli anni scorsi scuole di serie A e di serie B, si passa dalle scuole di eccellenza, a quelle totalmente dequalificate, che non daranno alcun futuro agli studenti e nessuno sbocco lavorativo qualificato. Infine, gli insegnanti verrebbero ridotti a uno stato di precarietà perenne e definitiva, trasformati in liberi professionisti che potranno lavorare nelle scuole dietro chiamata del dirigente scolastico per un periodo di tre anni, da rinnovarsi all’occorrenza. Il tutto in barba alla libertà di insegnamento.

LA SCUOLA CHE VOGLIAMO

Ribadendo la mancata applicazione della nostra Costituzione, chiediamo l’attuazione di tutti i suoi principi partendo dalla garanzia dell’accesso all’istruzione per tutti indistintamente dalle capacità economiche.
Pretendiamo l’innalzamento dell’obbligo scolastico fino a 18 anni, attuando una politica di investimenti e non di tagli.
Sempre in concordanza con l’applicazione dei principi costituzionali, chiediamo una riforma della didattica che inserisca all’interno delle direttive ministeriali sui piani di offerta formativa le tematiche dell’antifascismo, dell’antimafia, della questione di genere, e lo studio della storia della Costituzione.

E soprattutto vogliamo che la scuola continui ad essere pubblica e garantire a tutti ed in tutta Italia lo stesso livello di formazione didattica: solo una scuola pubblica e gratuita può gettare la basi per cambiare radicalmente il Paese. Del resto è impensabile che si continuino a tagliare fondi all’istruzione (e chiedere l’ingresso dei privati), mentre questo governo continua  a spendere cifre astronomiche in missioni di guerra in tutto il mondo. Miliardi di euro sottratti alla scuola e l’università per finanziare bombe, distruzione e morte. Oppure opere faraoniche ed inutili come il ponte sullo stretto, quando la maggioranza delle scuole del Mezzogiorno è priva di palestre e sale multimediali o, ancora peggio, cadono letteralmente a pezzi.

Per non parlare degli insegnanti, dequalificati nella loro funzione educativa ed umiliati con i salari più bassi d’Europa.

In questi giorni, una forte protesta contro la Gelmini e la sua ottocentesca idea di scuola e formazione, sta prendendo piede in tutta Italia: insegnanti, alunni, genitori e personale non docente uniti per lottare contro i tagli e la dequalificazione voluta da questo governo. È il primo segnale di difficoltà di Berlusconi e di questo governo razzista, ignorante e repressivo.
Ora basta: diamoci un taglio!!

RICUCIAMO LA SCUOLA, TAGLIAMO LA GELMINI !!!

SAREMO IN TUTTE LE SCUOLE D’ITALIA IL 4 OTTOBRE CON LE FORBICI, LE DAREMO AI DIRIGENTI SCOLASTICI CHIEDENDO DI MANDARLE AL MINISTRO.
SAREMO IN PIAZZA IL 10 OTTOBRE IN TUTTE LE CITTA’ D’ITALIA IN DIFESA DELLA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE
SAREMO L’11 OTTOBRE A ROMA, IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA, PER DARE UN TAGLIO ALLA GELMINI

2 Risposte to “PIATTAFORMA”

  1. E. Pulvirenti said

    Vorrei proporre ai docenti un’azione “indiretta”: dato che la scuola per questo governo è solo un problema economico ricambiamo con la stessa “moneta”… non adottiamo più libri di case editrici scolastiche appartenenti a Berlusconi!
    Ecco quali sono:
    MONDADORI, ELECTA, SIGNORELLI, EINAUDI, JUVENILIA, MINERVA, PIEMME, MACMILLAN, LE MONNIER, POSEIDONIA, HUEBER, BURLINGTON BOOKS, SCUOLA&AZIENDA

  2. alice said

    prendere iniziative e diffondere il messaggio è la cosa più importante in questo momento. facciamo arrivare l’informazione ovunque

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